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Festa di San Giuseppe -
18 Marzo
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| Festa di San
Giuseppe. Tra le tradizioni che ancora resistono,
merita di essere ricordata la festa di S. Giuseppe.
È una festa che resiste bene. Tant'è
che ogni anno i soliti irriducibili si adoperano
per l'organizzazione del pranzo di san Giuseppe,
coi tre figuranti che in processione, finita
la messa, si recano alla casa dove è
stato preparato l'altare del santo, coi pani
scolpiti a fiori, corone, simboli vari, e, soprattutto,
con i tavoli addobbati a festa e riempiti di
primizie. C'è tutto, e le pietanze arrivano,
di norma, da ogni casa di san Vito. |
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Vuole essere un omaggio al
Santo e un mettere in pratica il comandamento
dell'amore nei confronti del prossimo.
Ma solo quando i figuranti dichiarano la propria
identità, quando, cioè, dicono
di essere Gesù, Giuseppe e Maria, solo
allora il padrone di casa spalanca le porte
gridando: trasiti (entrate) tutti 'n casa
mia! Prima, quando per ben due volte avevano
bussato spacciandosi per tre poveri pellegrini
che si volevano "arrisittari"(riposare),
la porta chiusa era e chiusa era rimasta.
Riserve a parte, resta, comunque, aperta la
possibilità che l'immaginazione popolare
voglia rimarcare l'entusiastica disponibilità
ad accogliere la Sacra Famiglia.
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Succede infatti
che tutto quell'interminabile ben di Dio finisca
più nelle pance dei "devoti"
presenti che in quelle dei figuranti, i quali
"dovrebbero" essere adusi alle penitenze
e possono sempre consolarsi con gli evviva.
Ma il bello della festa sono le vampe, che si
fanno la sera della vigilia, il 18 marzo, e
vengono accese solo all'arrivo della banda musicale,
che si fa il giro visitandole tutte.
L'asfalto delle strade e la cresciuta urbanizzazione
non consentono oggi ciò che trenta o
quarant'anni fa era ancora possibile. Anche
piazza Santuario, allora, aveva la sua vampa,
che era la più maestosa, la madre di
tutte le vampe.
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Qui
dobbiamo per forza ritornare al discorso fatto
per i cani di san Vito. Infatti, la vampa non
avrebbe nulla a che vedere con san Giuseppe,
se la festa del Santo non cadesse con l'arrivo
della primavera. E' anche questo un residuato
pagano, una sorta di rito propiziatorio nell'imminenza
del risveglio della natura. Da noi in marzo,
sui monti della provincia di Catania un po'
più tardi, alla vigilia dell'Ascensione,
e nelle campagne del Friuli, la sera dell'Epifania,
in pieno inverno, perché lì se
le campagne d'inverno si ammantano di neve,
i raccolti saranno sempre eccellenti.
Ma tutto questo noi non ce lo chiediamo, mentre
ascoltiamo le note della banda musicale e vinciamo
il crepitio delle fiamme coi nostri Viva san
Giuseppe! |
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